DAL PRIMO CAPITOLO ALL’ULTIMO

Premessa

Hai in mente una storia ma già mentre la scrivi non è come la volevi e non parlo di personaggi disobbedienti o di trama che non riesci a dipanare, ma di uno scarto fra quello che sentivi e quello che nasceva?

È normale, perché quando la pensi e la immagini non usi parole e nessuna parola riesce a tradurre il pensiero e le immagini nella loro completa interezza, ma un professionista riduce lo scarto al minimo perché lo accetta e cerca di dominarlo.

Questa sensazione di scarto si può presentare durante l’intera stesura ed è spesso frustrante, al punto che ogni scrittore ha il suo bagaglio di storie iniziate e non concluse. O concluse e lasciate a depositare.

Questa sensazione, anche a romanzo venduto e pubblicato, è uno dei motivi della costante incertezza degli scrittori: sanno che “non è venuto proprio come lo volevano”.

Abbiamo esaminato alcuni argomenti: tutti, spero, utili, ma diluiti in corso d’opera. È giunto il momento di prenderli e portarli con noi dal primo capitolo all’ultimo.

Chiediamoci quali storie non funzionano.

Se trascuriamo quelle scritte in modo sciatto o da chi ignora le più semplici regole grammaticali e sintattiche o da chi ignora la coerenza narrativa, se prendiamo in esame le migliorabili, in sostanza abbiamo tre possibilità:

  • L’inizio è lento, non succede niente che catturi, i personaggi sono mosci, l’ambientazione è inesistente… Ma dal secondo capitolo il romanzo migliora e continua a migliorare andando avanti.
  • Dopo un buon inizio, il romanzo poco per volta si spegne, vaga nella nebbia… Ma verso la fine ha un guizzo e l’autore ti regala un gran bel capitolo conclusivo.
  • Il romanzo è buono, incoraggiante… Ma la conclusione non soddisfa.

Nel caso 1) si deve lavorare sull’inizio, nel 2) sulla parte centrale, nel 3) sulla conclusione. È ovvio. Ma spesso mentre scriviamo siamo tanto dentro alla storia da non sentirne le fragilità e gli errori (a volte non vogliamo vederli perché ci spaventano).

Proverò a darvi alcuni consigli, perché sono tutte situazioni che ho vissuto.

Ma uno è il pilastro fondamentale: mai rileggere subito il romanzo finito. Perché? Ti puoi trovare in due situazioni ugualmente pericolose.

  • ricordi troppo la storia che avevi in mente e il ricordo fa da schermo a quello che hai scritto, quindi non noti lo scarto: non effettui interventi correttivi.
  • Senti il tuo romanzo troppo diverso dalla storia che volevi scrivere, quindi lo abbandoni: forse meritava una seconda chance.

Prima di cominciare devo ricordarvi l’unico vero aiuto durante il percorso: il TEMA. Di fronte a una scelta chiedetevi quale sia il tema della vostra storia e accettate di effettuare le modifiche necessarie, cioè affrontate una vera REVISIONE.

 

PARTE PRIMA

Quando un lettore acquista un romanzo cosa vuole? Vuole provare emozioni e vuole riflettere. Questi due desideri possono non essere ripartiti a metà, ma hanno diritto di essere soddisfatti.

È il patto più importante con il lettore.

Come assolvere a questo patto nel primo capitolo o, al massimo, nei primi due?

Dobbiamo permettere al lettore di capire di quale storia si tratti. In pratica almeno uno dei temi portanti deve essere introdotto, basta un tocco leggero, perché poi ritornerà durante l’intera stesura.

Dobbiamo introdurre un personaggio che catturi l’attenzione.

Sono fondamentali i dettagli che riguardino il linguaggio, l’ambientazione, i pensieri dei personaggi. Qualcosa che differenzi la nostra storia da mille altre.

Dobbiamo introdurre il conflitto: qualcosa non va come previsto. È utile iniziare con una scena drammatica, non una scena espositiva cioè una con cui riassumiamo fatti precedenti e, ovviamente, ignoti al lettore.

E se ne abbiamo proprio bisogno? Si scrive e in revisione si sposta!

Esempi.

LA STORIA Elsa Morante

OPINIONI DI UN CLOWN Heinrich Böll

UNA QUESTIONE PRIVATA Beppe Fenoglio

LA CASA IN COLLINA Cesare Pavese

ASSALONNE, ASSALONNE! William Faulkner

RAGAZZE DI CAMPAGNA Edna O’Brien

VIA COL VENTO Margaret Mitchell (la festa, Rossella e la sua ossessione e il suo pragmatismo)

LA VALLE DELL’EDEN John Steinbeck (la descrizione della Valle)

IL GRANDE SONNO Raymond Chandler

IL PORTO DELLE NEBBIE Georges Simenon

 

Poche avvertenze su romanzi seriali.

Se riprendete eventi di un romanzo precedente, vi sconsiglio di cominciare con un brano riassuntivo. Cominciate la nuova storia in media res e fate rientrare il riassunto di collegamento in un secondo tempo. (Vittime e delitti / Le porte della notte) e in parecchi Mariani.

Tipico per chi scrive noir. Siamo affascinati e colpiti da un indizio fondamentale e d’istinto lo scriviamo SUBITO. SUBITO può essere troppo presto, perché non posporlo, sistemandolo dopo qualche capitolo?

 

PARTE SECONDA

Tutto quanto scriviamo fra i capitoli iniziali (1 o 2, 3 se è un romanzo intorno alle 300 mila-400 mila battute) e la conclusione (1 o 2 capitoli) non è un sacco vuoto da riempire per arrivare alla parola fine, ma deve avere un senso perché occupa la maggior parte del romanzo.

Perché abbia un senso deve:

  • Portare avanti la trama
  • Delineare meglio i personaggi principali e introdurne di secondari
  • Fornire ulteriori informazioni sull’ambientazione

Sembra semplice, diffido per principio delle soluzioni semplici.

Spesso la necessità di portare avanti la trama ci impedisce di affrontare gli altri due perché siamo tanto presi dal problema “e adesso cosa faccio succedere?” da dimenticare che ogni evento dovrebbe modificare almeno uno dei personaggi principali e ogni evento è collocato in un particolare ambiente e quindi si perde l’occasione per dire qualcosa di più sull’ambientazione (località, epoca storica e sue convenzioni).

Il romanzo finisce per trasformarsi in una sequenza ininterrotta di eventi che scorrono via senza lasciare traccia, al punto che il lettore non riesce, a libro concluso, nell’operazione di sistemarli nell’ordine corretto (non si chiede tutti, ma almeno 2 su 3). Se quegli eventi avessero provocato un’evoluzione del personaggio, avrebbero funzionato, almeno per qualche giorno, come quando ricordiamo un evento della nostra vita o che ha modificato il nostro modo di osservare quanto ci circonda (che poi sia la stessa cosa non è casuale).

Penso sempre alla parte centrale del romanzo che leggo o sta lavorando come a un percorso a tappe del protagonista. A ogni tappa viene esaminato dal lettore che può controllare se qualcosa in lui o in lei sia mutato (a causa dell’evento) e lui o lei abbiano modificato l’ordine di priorità e/o il loro modo di pensare (che poi le due cose coincidano non è casuale).

A questo punto è il momento di ricordare che niente di quanto scriviamo è inciso nella pietra, immutabile, fra l’altro è facilmente spostabile: quindi andiamo avanti come viene, se siamo gente senza scaletta, ma poi accettiamo di spostare l’ordine degli eventi (ricordate lo schema relativo a scriviamo un giallo?) in modo che il nuovo ordinamento degli eventi sia più funzionale all’evoluzione dei personaggi.

Di solito nei noir la parte centrale mi serve per false piste e indizi, ma ognuno deve avvicinare l’investigatore non soltanto all’individuazione del colpevole e del movente (sono connessi) ma alla umana comprensione della vittima che all’inizio è poco più di un nome e alla fine deve essere una persona.

Nei romance sono le traversie della coppia a occupare la parte centrale: ostacoli, fraintendimenti, separazioni… Per favore non soltanto ostacoli esterni: se i due sono persone, hanno caratteri, opinioni! Conoscete due persone che siano sempre state d’accordo su tutto? Io no. Pure Lucia e Renzo hanno contrasti: a lei non piace il matrimonio con inganno proposto da lui!

Ma oltre ai tre punti, ce n’è un quarto: il tema.

È nella parte centrale che il tema acquista profondità e complessità e vive nei personaggi.

Spesso nella parte centrale c’è un punto di svolta nei sentimenti, nei ragionamenti (nella testa e nel cuore) dei personaggi ed è il momento in cui si prende lo slancio verso la fine: il tema è ormai chiaro.

Rivediamo in breve cosa è il tema (in un romanzo corposo potete trovarne più d’uno e due lettori diversi possono sentire preponderante uno e non cogliere l’altro: effetto classici!)

Il tema è quello che desideriamo comunicare ai lettori usando la nostra storia come vettore, ma non è il pistolotto moraleggiante, stiamo scrivendo un romanzo, non un saggio.

A volte comincio a lavorare un romanzo con un’idea vaga del tema, cioè di quello che vorrò dire con quella storia, ma arrivata a metà lo devo sapere (se non lo so, abbandono il romanzo per un po’: la trama mi ha preso troppo e mi ha fatto dimenticare l’essenziale). Da quando scopro il tema, filo verso la fine., scrivo come se non ci fosse un domani (nei noir arrivo alle 5mila battute in un’ora, nei romance anche alle 6 mila; so che poi dovrò revisionare, ma ora devo andare). Come nuotare con il mare grosso e dover toccare terra, hai bisogno di prendere l’onda giusta per arrivare a riva. Nuotando e nuotando e nuotando, impari a sentirla.

Questo non impedisce di prendere stracciate… di dover tornare al largo e riprovare.

 

Come affronto la parte centrale del romanzo? Chiedo ai personaggi cosa vogliono fare. Se tacciono, allora ho lavorato male, ho costruito marionette. Dalla metà in poi (il punto di svolta) non ho bisogno di chiedere: agiscono.

Esempi

Orgoglio e pregiudizio: visita a Charlotte. Lizzie già perplessa dal comportamento di Wilckamm valuta la scelta dell’amica. Vede Darcy nel suo ambiente: forse il suo orgoglio è fondato o giustificabile? E le sue valutazioni sono forse dettate dal pregiudizio verso di lui?

Via col vento: arrivo a Tara. L’asse delle priorità comincia a spostarsi, con ricadute. Dall’uomo di cui è infatuata alla Terra che ama.

Una questione privata: la notte in collina. Ormai Milton sa che la verità è inafferrabile, ma continua la “cerca” che è ormai ossessione. La ricorrente domanda “quando finirà?” (questa guerra= soggetto implicito) e lui si è detto che, appena finirà andrà a Torino da Fulvia.

 

PARTE TERZA

Cosa non sopporto da lettrice?

  • I finali aperti: l’autore mi lascia una libertà di scelta fittizia. Esempi nei noir: non mi dice chi, come e perché relativamente ai delitti (si possono tacere risposte su altri fatti, fatti non oggetto di indagine). Esempi nei romance: i due protagonisti si ritroveranno o no? E come hanno superato le difficoltà?
  • I finali prolissi: nei gialli l’autore mi spiega tutto per filo e per segno, anche quello che aveva già chiarito: caro autore, se hai lavorato bene, ricordo quello che mi hai raccontato.
  • I finali stucchevoli: nei romance l’abbondanza di felicità estesa a tutti i personaggi. Tutti trovano l’anima gemella e vissero felici e contenti fino alla terza generazione.
  • I finali che denotano l’incertezza dell’autore. Esempio romance: l’eroina incerta fra due uomini. Poi ne sceglie uno dei due e ti chiedi perché quello e non l’altro. È necessario preparare la scelta: scelta diversa corrisponde a tema diverso. Supponiamo che siano in ballo il primo amore e un nuovo amante. Se sceglie il primo amore, l’autore accentuerà l’importanza di “niente vale il primo bacio”, se sceglie il nuovo amante, l’autore la mostrerà mentre cresce e il passato sfuma davanti al futuro. Idem fra un uomo che le offra sicurezza e uno rischi (pur amandoli entrambi), è necessario preparare la scelta. A volte sembra che prima dell’ultimo capitolo l’autore abbia lanciato la moneta: lancerei il libro!
  • I finali sbagliati nei noir: l’autore trova il colpevole in modo “misterioso”. La pagina precedente l’investigatore non aveva indizi e ora ha già le manette pronte. Oppure la soluzione proposta non è coerente.

I miei finali sono spesso frettolosi, lo so. Perché temo troppo la situazione 2) e 3). Penso (spero) di non aver mai rischiato 1), 4) e 5).

Romanzi seriali: è obbligatorio risolvere il crime oggetto del romanzo, ma può restare irrisolto un fil rouge poco invasivo.

Esempi di finali clamorosi:

Una questione privata (lega inizio e finale)

Opinioni di un clown (lega inizio e finale)

La storia (note storiche)

La casa in collina

La promessa

Il grande sonno

Appunti – Dal primo capitolo all’ultimo

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