SCRIVIAMO UN GIALLO

come prendere un’idea al volo, come usarla, come revisionare

 

Questi tre momenti non sono distinti: si comincia da un’idea, ma per usarla è necessario rielaborarla, darle corpo. E questo è già revisione.

Si parla di Genesi di un romanzo e a me la parola Genesi fa pensare a qualcosa di molto più elevato del mio romanzetto: anche qui è presente la revisione, dalla creazione della donna al diluvio!

Questo non è un saggio, sono considerazioni di una che scrive e pubblica da tanti anni, che non ha frequentato scuole di scrittura e quello ha imparato (se ha imparato) sul campo, leggendo, scrivendo e riflettendo sul mestiere di scrivere.

Parte prima

Una delle domande più frequenti è “Ma le idee dove le trovi?”, penso che la domanda vera, importante sia un’altra “Come acchiapparle e farle fruttare.”

Perché le idee ci sono ma non riusciamo a vederle oppure le roviniamo.

Come mostrarvi il mio percorso per acchiapparle e farle mie?

Non predispongo scalette, sinossi, schema. Comincio e vado avanti. Se dicessi una frase simile durante un corso di scrittura creativa, mi ucciderebbero come eretica.

Ma allora cosa mostrarvi?

Con un esempio: partirò da un’idea semplicissima e proverò a lavorarla.

Idea semplice: Pippo spara a Pluto nella libreria di Paperi City

Cominciamo a lavorarla.

Primo tentativo:

1) Pippo si è procurato una pistola

2) Pippo si è recato nella libreria affollata

3) Pippo ha sparato a Pluto

Ti soddisfa? No? Riproviamo:

1) Pippo e Pluto sono due amici con il pallino di diventare scrittori

2) Pippo fa leggere a Pluto un suo romanzo per un parere

3) Pluto lo invia a un editore, spacciandolo per proprio

4) L’editore lo pubblica

5) Comincia il grande successo di Pluto, Pippo resta al palo

6) Notizia: Pluto arriverà alla libreria di Paperi City per un firma copie. Previsto imponente afflusso di pubblico.

7) Pippo comincia a pensare al delitto

Nota: questa storia è migliore della precedente non solo perché è più dettagliata (fra l’altro non è sempre un vantaggio) ma perché compare il movente, quello che dà corpo ai personaggi (lezione 4) (notare, per favore, che allo scrittore ladro è stato dato il nome di un cane, lezione 2!).

Bando agli scherzi ora devi pensare davvero, non per scherzo.

Tu sei Pippo e conosci bene Pluto, sai che prima di ogni occasione importante prende un caffè, poi chiede “la toilette?” e va a far pipì e a sciacquarsi la bocca. Bene! Nella libreria c’è una caffetteria e accanto c’è la toilette. (Feltrinelli- Genova)

Bene, benissimo! Hai trovato il luogo e il momento (anche coerenti con il movente, questo è molto importante perché conferisce completezza, parola chiave): entrerai prima di Pluto, gli sparerai e uscirai.

Sparerai? E la pistola dove la trovi? Un tuo vicino è guardia giurata… Rubargliela? Ma come? Introducendoti a casa sua con una scusa (quale?).

8) Pippo si procura la pistola (scrivi i dettagli) (Perché consiglio elenco in Word? Per sfruttare gli elenchi numerati, puoi aggiungere e Word ti modifica tutto di conseguenza)

9) Pippo si traveste (scrivi i dettagli) per non essere riconosciuto

10)Pippo va nella libreria

11)Pippo entra nella toilette

12)Pluto entra nella toilette

13)Pippo uccide Pluto

14)Pippo esce

15)Scoperta del cadavere di Pluto

16)Arrivo di Paperino.

Avvertenza: se scrivi un giallo-noir di solito il romanzo comincia dal punto 16), se lavori un thriller probabilmente da 1), io lo inizierei da 8). Nel thriller l’interesse del lettore è focalizzato al 90% su quello che accadrà, nei gialli-noir al 90% su quanto è già avvenuto! I lettori di gialli-noir sono potenziali archeologi (o viceversa).

Leggi e rileggi la tua descrizione del delitto, cercando di precisare bene ogni punto, infatti consiglio Word, non carta e penna!

Ora hai lo SCHEMA DEL DELITTO.

A questo punto dovrei aprire una parentesi.

Mi piace leggere gialli, penso di aver imparato a leggere su Perry Mason dei Gialli Mondadori che a casa mia era uno di famiglia.

Mi sono chiesta spesso perché è un genere, forse disprezzato dai lettori “importanti”, ma tanto amato. Perché leggendo (e scrivendo) un giallo si realizza il sogno di essere più persone contemporaneamente: sei l’assassino (perché organizzi il delitto), l’investigatore (perché indaghi) e anche la vittima (perché nelle pieghe della sua vita è nascosto qualcosa che spingerà l’assassino al delitto).

Sei UNO E TRINO.

Chiudo la parentesi.

A che punto ero rimasta? Allo SCHEMA DEL DELITTO

Lasciamolo da parte.

Ora sei Paperino e indaghi, ora inizia la STORIA DELL’INDAGINE, il tuo romanzo è la storia del cammino verso la piena conoscenza della verità, ma non sarà un percorso lineare, ci saranno errori e false piste.

VELOCISSIMA ACCELERAZIONE: hai finito di scrive la PRIMA STESURA DELLA STORIA DELL’INDAGINE e devi chiederti se è già un GIALLO oppure necessita di miglioramento.

Come scoprirlo?

Posso dirvi come procedo.

Ho scritto la storia della mia indagine (mia, perché mentre indagavo ero Paperino), ho lavorato a braccio (ma con controlli in itinere e cambiamenti di rotta perché poco per volta mi si chiariva anche lo schema del delitto: quando comincio a scrivere un giallo non so chi sia l’assassino) (importante: chi predispone una scaletta può usarla per il prossimo controllo).

Ora ti aspetta il lavoro duro.

Cerco di essere precisa, durante la diretta è stato difficile spiegarlo. Durante un corso di scrittura avevo a disposizione una lavagna…

Sul desktop tengo due finestre affiancate: a destra il file della prima stesura del romanzo (sono un’ottimista e lo chiamo ROMANZO), a sinistra il file con lo SCHEMA DEL DELITTO (per comodità lo chiamo SCHEMA) punto per punto (assassino fa questo e quest’altro, per questo motivo e quest’altro).

Leggi ROMANZO e scrivi (sono comodissimi i commenti Word) quando Paperino scopre un punto dello SCHEMA; per esempio nel commento scrivi 10), perché in quella riga del ROMANZO Paperino scopre che una barista ha visto un uomo entrare nella toilette prima di Pluto, ma non sa se è uscito, perché aveva da fare!

Non è finita! Nel tuo SCHEMA, accanto al punto 10), scrivi in quale pagina del romanzo è citato l’indizio corrispondente.

SCHEMA ROMANZO
1 Pagina 25 punto 10 (dello schema)
2 Pagina 56 punto 3 (dello schema)
3 pagina 56 (del romanzo) Pagina 80
4 Pagina 93 punto 8 (dello schema)
5
6
7
8 pagina 93 (del romanzo)
9
10 pagina 25 (del romanzo)
11
12
13
14
15
16

Sembra difficile, non lo è. (Per un romanzo di 300 mila battute impiego circa 10 ore di lavoro per lo schema) Veramente difficile è scrivere la storia del delitto! (Non quantificabili)

A lavoro concluso, cosa avrai?

Nello Schema: accanto a ogni punto troverai in quali pagine del Romanzo se ne parla.

Nel Romanzo: ogni volta che c’è un indizio avrai evidente il riscontro sullo Schema.

Ti basterà scorrere i commenti, per avere la sequenza degli indizi e sapere in quale ordine sono stati trovati.

Sembra macchinoso, ma ti evita alcuni errori comuni:

1) citare un indizio troppe volte; è consentito soltanto se ogni citazione lo rende più preciso. Avendoli tutti sott’occhio, puoi rileggerli uno dopo l’altro e controllare.

2) dimenticare di citare un indizio fondamentale. Nessun lettore ti perdonerà mai. Ricordo di aver letto un giallo in cui l’autore aveva dimenticato di dirmi come l’assassino, un uomo minuto e debole, era riuscito a spostare un cadavere insanguinato da una stanza all’altra senza sporcarsi e senza lasciare tracce di sangue.  Si commette spesso questo errore in prima stesura, si continua a dire “lo metto dopo”, poi si comincia a pensare di averlo già sistemato.

3) costruire un’indagine troppo facile. Il lettore vuole individuare l’assassino ma non troppo presto. Prendi il tuo SCHEMA in cui hai segnato punto per punto i riscontri con le pagine del romanzo. Se le pagine del romanzo che hai segnato sullo schema sono in perfetto ordine crescente o in perfetto ordine decrescente, il lettore troverà il colpevole prima di Paperino. L’ideale è il modello valzer, un po’ avanti e un po’ indietro.

Paperino scopre a pag 25 il punto 10), a pag 56 il punto 3), a pag 93 il punto 8).

4) concentrarsi solo sulla meccanica del delitto e non sul movente. Il movente è l’indizio che DEVE essere sfiorato, accarezzato, intravisto più volte. Perché senza un buon lavoro sul movente il tuo scritto non è un romanzo, ma un rebus.

Il movente rende vivi tutti i personaggi principali: assassino, vittima, investigatore.

COME ARRICCHIRE

Purtroppo, non ho la ricetta per farvi diventare ricchi scrivendo libri, ma conosco qualche trucco per aiutarvi a rendere più ricco il vostro romanzo giallo.

Chi legge principalmente romanzi “di genere”, ha letto molti romanzi del genere preferito, conosce trucchi e contro-trucchi, desidera sia ritrovare schemi ricorrenti sia scoprire qualcosa di nuovo, quindi chi scrive deve, pur restando fedele alle caratteristiche del genere, dire qualcosa di personale.

Se nel romance un rischio è l’appiattimento a “si conoscono e, dopo qualche burrasca, l’amore trionfa”, nel noir il pericolo è scrivere soltanto un rebus.

Arricchire un noir vuol dire trasformare un rebus in un romanzo.

Avete realizzato lo schema, anzi lo SCHEMA. Tutto torna, al millimetro.

Siete a posto?

No. Purtroppo c’è sempre ancora qualcosa da approfondire.

Uno SCHEMA impeccabile non vi mette al riparo da uno dei guai peggiori, quello che il vostro giallo sia soltanto un rebus travestito da romanzo.

Abbiamo già affrontato alcuni passi che trasformeranno il rebus in romanzo, parlando del tema, dei personaggi, dell’ambientazione e soprattutto del movente.

Vi ricordo i requisiti del movente perfetto (incontro 4):

1) Comprensibile. Odio, amore, vendetta, gelosia, invidia, interesse… Sì, funzionano sempre, perché tutti noi li conosciamo.

2) Condivisibile. Non ci saremmo vendicati uccidendo, forse neppure ci saremo vendicati, ma l’impulso alla vendetta l’abbiamo provato tutti.

3) In movimento. Non basta dire “ha ucciso per gelosia” bisogna far sentire come è nata la gelosia, come si è sviluppata tanto da diventare padrona dell’assassino.

4) Ibrido. Vado pazza per i moventi ibridi: non soltanto la gelosia, ma forse un pizzico di interesse. Perché neppure l’assassino sia monolitico.

5)Anticipato con tocchi leggeri. Questo, come sempre quando si parla di anticipi, è difficile. Seminare una parola, una frase che a romanzo concluso faccia dire al lettore “Sì, un cenno c’era!”. La leggerezza di tocco è essenziale. Un trucco da banale mestierante? Inserirlo in un diverso contesto.

Concluso il ripasso sul movente, passiamo alla pratica, continuiamo a usare il nostro giallo

omicidio nella libreria di Paperi City.

Un buon modo di lavorare è porsi delle domande:

Chi muove la vicenda? Pippo, l’assassino! Perché deve uccidere Pluto? Per gelosia! Ecco, a me non basta. Questa gelosia devo sentirla, viverla fino a farla diventare mia. Devo far sentire il tormento degli anni trascorsi in frustrante attesa del successo e la collera per aver fallito quando la meta era vicina. E il dolore per il tradimento di un amico. Quest’ultima frase è la chiave: movente ibrido (4). Chi di noi non ha subito un tradimento? Quindi è (1). Il desiderio di vendicarsi con chi ci ha tradito c’è stato? Quindi (2).

Come è stata la vita di Pippo, mentre Pluto scalava le classifiche? Forse è peggiorata… Una donna l’ha lasciato… Ha perso il lavoro… Due parole, una riga, ma bisogna dirlo. Per dirlo bisogna conoscere la sua discesa agli Inferi. (3)

Immagino che qualcuna di voi più attenta abbia notato che ho scelto come luogo del delitto una libreria. Non casuale. Collegare le modalità del delitto al movente, dà ricchezza al romanzo. Se uccidere è liberarsi di un peso insopportabile, le azioni collegate all’uccisione devono avere qualcosa di rituale, per essere veramente liberatorie.

Ora comincia a porti delle domande sull’investigatore, conta poco che sia un professionista o un dilettante. In questo noir tu devi conoscere il suo rapporto con il “mondo dei libri”, perché, se lo ama, reagirà in un modo, se lo odia in un altro. Ma anche l’indifferenza porta con sé un tipo di reazione.

Non so quanto tu sappia di fisica ma il terzo principio newtoniano, “a ogni azione corrisponde una reazione eguale e contraria, ma con diverso punto di applicazione” è la traccia perfetta per Paperino, il tuo investigatore.

Per andare avanti devo accennare al terzo principio della dinamica newtoniana, applicata alla scrittura di gialli (secondo me vale sempre!).

Non entrare in panico, in poche righe ti spiego questo terzo principio; già la frase di Newton è così bella ed elegante da stuzzicare “A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”.

Un esempio classico è quello dei due pattinatori A e B, uno di fronte all’altro. Se A spinge B, B si allontana, ma si allontana anche A…

A volte non vediamo le conseguenze del terzo perché le masse dei due corpi non sono confrontabili: la Terra attrae la mela, che cade, ma anche la mela ha attirato la Terra.

Ora torniamo alla scrittura.

Uno degli errori più comuni è chiudere un personaggio in una bolla. Niente di ciò che accade lo cambia, ma, ancora peggio, nessuna sua azione lo modifica!

Questo rende statica la storia, anche se accadono mille eventi, perché il vero evento, quello che la lettrice e il lettore aspettano, è l’evoluzione del personaggio. Evoluzione? In un senso o in altro, diventando migliore o peggiore, svelando qualcosa di sé, scoprendo qualcosa di sé. Ed è conseguenza del rapportarsi con gli altri personaggi.

Ho già sfiorato questo problema trattando del movente.

Esempi:

1) Paperino è affascinato dagli scrittori, anzi Pluto è il suo idolo. La morte di Pluto sarà quasi un fatto personale! E cosa proverà scoprendo che era un “ladro”? e quando dovrà arrestare il vero autore del suo libro preferito? Devi saperlo e dirlo!

2) Paperino odia i libri (brutti ricordi scolastici?), affronta l’indagine senza interesse… fin quando? O fino alla fine? Forse sarebbe divertente che l’odio verso gli scrittori si trasformasse in amore e poi la mazzata finale!

3) Paperino è indifferente. Per lui è un’indagine come un’altra. Per poi ritrovarsi in un mondo come l’altro, ma dove tutto è più accentuato. Nota per principianti: è molto difficile gestire l’investigatore indifferente, perché chi legge si cala nei suoi panni. Ho usato l’investigatore indifferente, più volte, ma chi leggeva sapeva che le cause erano forti e sperava che superasse l’indifferenza.

Parliamo della vittima. Regola aurea: gioca con i fanti ma lascia stare i santi. Una vittima senza neppure una macchietta piccina sulla coscienza rende poco, tranne nel caso di bambini… Perché “vogliamo credere che la morte violenta sia almeno in parte conseguenza di azioni non sempre immacolate”, e ritorna il solito terzo principio…

La vittima: quanto è felice del successo ottenuto imbrogliando? Lui, guardandosi allo specchio o riflesso sul suo pc, sa di non essere il vero autore. O forse è convinto di esserlo perché ha avuto il coraggio di mettersi in gioco. Anche se non lo scriverai, tu devi saperlo. E come si sente sapendo di doverne scrivere un altro?

Forse ricordi il nostro investigatore Paperino. Ci siamo chieste che rapporto avesse con il mondo dei libri all’inizio della storia e se la sua indagine gli facesse cambiare opinione.

Ricordo di aver letto un giallo, scritto bene, anche raffinato come impianto. Uno studioso trova per caso antichi documenti relativi a un personaggio famoso, comincia a indagare e scopre retroscena storici inaspettati. Che cosa mi ha deluso? Che lo studioso, in crisi per motivi personali, fosse identico dall’inizio alla fine. Non chiedevo che risolvesse i suoi impicci, ma che cominciasse a vederli da una diversa prospettiva. Quel personaggio era chiuso in una bolla, involucro vuoto, banale espediente narrativo.

Mi sono ripresa Conrad, maestro delle narrazioni a incastro, e ho riletto Lord Jim.

Torniamo alla pratica da mestierante (che non è una brutta parola, come non lo è artigiano) e ti racconto i miei trucchi per evitare l’effetto bolla.

Prendo ogni personaggio principale (compare nel romanzo più volte e in vari momenti) e mi annoto (ormai lo faccio mentalmente) stati d’animo, umore, aspirazioni a ogni apparizione.

Posso così controllare che non resti sempre identico. Fra due apparizioni, se c’è stato cambiamento, deve essere accaduto qualcosa che lo giustifichi (essendo un noir è possibile che questo fatto non sia comunicato subito al lettore, ma prima o poi dovrò dirglielo. Sarebbe bene che il lettore sentisse questo “vuoto di spiegazione”, l’aspettativa è la spezia migliore).

I cambiamenti lineari (esempio: dall’odio all’amore, percorrendo gli stadi intermedi, ogni volta un po’ meno odio e un po’ più d’amore) sono innaturali. Il DNA è a spirale e un motivo ci sarà! Se non sei pratica di DNA, pensa al valzer!

A questo punto cerco di bilanciare i cambiamenti dei personaggi. Che non tutti cambino allo stesso punto, perché spiazzerebbe chi legge!

A proposito di cambiamenti, affrontiamo il problema che toglie il sonno a chi non ha ancora molta pratica di scrittura.

LA DISOBBEDIENZA

L’obbedienza non è mai stata una virtù, è solo falsamente rassicurante.

Hai scritto una scaletta o l’hai in mente, ma la storia vorrebbe cambiare mentre la scrivi?

Hai deciso che i tuoi personaggi devono agire così e loro vogliono fare cosà?

Non spaventarti, vuol dire che sei sulla strada giusta: accetta il cambiamento. Nota personale (ma è personale tutto ciò che ti racconto): se sono a metà della storia e non ho ancora trovato segni di disobbedienza, mi preoccupo. Soltanto i morti e la cartapesta sono obbedienti.

Quando vai in panico per la disobbedienza della storia e dei personaggi, chiediti come sarebbe l’umanità se nessuno avesse mai disobbedito, cioè se nessuno avesse provato a percorrere una via nuova: eliminiamo il digitale, la stampa, la pergamena, il papiro… Forse dovremmo anche eliminare la narrazione orale.

Esempio di DISOBBEDIENZA

Ecco, sto scrivendo Omicidio nella libreria di Papero City. Anzi ne ho scritto quasi metà e i personaggi scalpitano.

Pippo, Pluto e Paperino sono tre uomini?

Diventa sempre più forte la tentazione di procedere a un cambiamento di sesso… Se Pippo e Pluto fossero due donne, Pippa e Pluta, nessuno si stupirebbe di una prolungata permanenza alla toilette. Potrei anche far interagire Pippa e Paperino. Non da scartare.

Come procedere? Ti dico come lavoro io. Dopo aver trascorso due o tre giorni nel limbo dell’indecisione diventando più irascibile e svagata del solito, decido di tentare. All’interno della cartella in cui ho raccolto tutto il materiale sul romanzo, apro una cartella nuova e la rinomino con un nome per me significativo Pippa e Pluta. Salvo l’ultima versione del precedente nella nuova cartella e rileggo cercando di capire quali modifiche si porta appresso l’effetto “cambiamento sesso”.

Non butto la versione vecchia! Non buttare mai niente! Salva con nome diverso!

(Nota: quasi sempre do consigli; se uso l’imperativo, vuol dire che è pericoloso non seguire l’indicazione)

Ok, ora ho Pippa e Pluta… Fila benino, anche il furto della pistola al vicino di casa è meno complicato. E, ammettiamolo, quella gelosia fra colleghe scrittrici la capisco abbastanza bene da descriverla senza sforzo.

Sto navigando felice verso la meta e paffete! Disobbedienza! Pippa non vuole uccidere Pluta. Ha preparato tutto nei minimi dettagli, ma non ci riesce. Eppure, Pluta è stata uccisa. Urge trovare un nuovo colpevole.

Ho scritto quasi trenta romanzi gialli, a volte conoscevo l’assassino dall’inizio, altre dovevo trovarlo. Ma tante volte ho dovuto cambiare assassino, non per motivi tecnici (sono più facili da risolvere di quanto si creda), ma perché con quel colpevole la storia aveva meno profondità.

Che fare?

Due o tre giorni di inferno e poi… Provo. Nuova cartella, salvo ultimo file nella nuova cartella e comincio a rileggere valutando il peso delle modifiche da affrontare.

Rivediamo insieme lo schema:

Pluta è stata uccisa
Paperino indaga
Tutti gli indizi convergono su Pippa (movente, arma, assenza di alibi…)
Paperino continua a indagare, poco convinto (perché?)
Quel perché fra parentesi è azione e reazione: qualcosa che Pippa ha detto o fatto non lo convince… Forse vuole incastrarla, forse vuole scagionarla. L’ideale è che non lo sappia di preciso.

Ma noi andiamo oltre. Come trovo il colpevole “nuovo”? Ho qualche trucco.

Funziona bene un personaggio secondario che, rileggendo, mi è rimasto impresso anche se è comparso poco.
Funziona bene se il movente è leggermente diverso da quello del colpevole “vecchio”, ma ha un peso maggiore. Quella stronza (cancellare se non si può scrivere ma solo pensare) mi ha rubato l’uomo!
Se è sul luogo del delitto, la sua presenza deve essere giustificata. (se fosse l’organizzatrice di eventi? O la barista?)

Spero di aver fornito elementi utili.

Appunti – Scriviamo un giallo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *